Tivoli, l’Unesco non è uno scudo

Siamo tutti d’accordo sul fatto che la sola idea della discarica a Corcolle sia una bestemmia. Gli appelli del sindaco di Tivoli Gallotti affinchè venga rispettata la Convenzione sul Patrimonio dell’Umanità mi suggeriscono però una riflessione: il Patrocinio Unesco è stato giustamente assegnato a Villa Adriana e Villa D’Este che appartengono al Comune di Tivoli, ma perchè questo importante “marchio” non diventi uno scudo per nascondere altre magagne e soprattutto uno specchietto per le allodole per attirare turisti da spennare nella cittadina ci vuole molta, molta coerenza.

Tivoli, Mensa ponderaria

Una delle aree archeologiche della città, quella della Mensa Ponderaria, è in stato di abbandono: rifiuti, nessun cartello esplicativo in vista, erbacce.

Sull’anfiteatro di Bleso, in collaborazione con la Soprintendenza locale, in questi mesi si è riversata una colata di cemento, giusto per rimetterlo a posto. Intorno all’area archeologica una elegante cintura di cassonetti, addosso al castello decine di cartelli inutili, costruzioni orrende, palazzine e un parcheggio sopraelevato. Villa Adriana bisogna sapersela meritare.

Tivoli, area dell'anfinteatro vista dal parcheggio

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Gela, il comandante scappa

Gela è una città disperata: assediata dall’inquinamento, sempre più povera. Gli abitanti non hanno perso il senso dell’ironia e la speranza, se hanno ancora voglia di manifestare e di inscenare l’inaugurazione dell’autostrada Siracusa-Gela, una delle grandi imprese incompiute dell’isola.

Ma i segnali dell’abbandono, del ritirarsi delle istituzioni, sono sempre più forti e allarmanti: la Soprintendenza competente per motivi di bilancio dirotterà il personale che opera in città a Caltanissetta; il territorio con il suo ricchissimo patrimonio storico rimarrà senza alcun presidio.

A dire il vero, anche senza il trasferimento del personale, a giudicare da quanto pubblicato sul sito dell’Archeoclub locale i tesori archeologici di Gela sono abbandonati da anni, violentati dai tombaroli, devastati dai vandali.

Ma resta il senso di questa scelta, dell’abbandono della città: un vago sapore schettiniano che lascia sgomenti.

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Pietrabbondante, ma l’amore no

D’accordo, non si scappa, oggi è San Valentino, evviva.

Sono lieta dell’iniziativa del Mibac, Mibaci? che invitava le coppie – due persone dello stesso sesso o di sesso diverso, non importa – a visitare, pagando un solo biglietto, le aree archeologiche e i musei statali; un po’ melense molte delle iniziative a tema disseminate per il territorio nazionale, (de I lucchetti nella storia, prima e dopo Ponte Milvio, con riferimento ai lucchetti di Moccia, a Parma, se ne poteva fare a meno…), ma se possono servire ad avvicinare un pubblico più vasto all’arte,  vada anche per quelle.

Ma tutto ha un limite, e questo limite è stato oltrepassato abbondantemente, mi si passi il gioco di parole, nel comune molisano di Pietrabbondante, che vanta uno splendido sito archeologico. Qui il sindaco Giovanni Tesone si propone, per l’anno prossimo, di celebrare proprio nel parcheggio dell’area archeologica la Festa degli Innamorati.

Pietrabbondante, area archeologica

Ecco in che consiste l’idea: “Predisporre nel parcheggio della sua celebre area archeologica (o in altro preminente luogo vicino) una piattaforma quadrata, rettangolare o rotonda dentro cui le coppie di innamorati del passato e del presente, provenienti da tutta Italia e da ogni parte del mondo, potrebbero inserire una pietra dedicata di modo che, con il passare di pochi anni, si possa formare una vera e propria “Piramide dell’Amore” ben visibile come un vero e proprio monumento al solo indistruttibile sentimento che finora ha dimostrato di unire, promuovere e moltiplicare, fin dall’origine dei tempi, il genere umano garantendo al mondo la indispensabile ed insostituibile prosecuzione della nostra specie. Inoltre, tale piramide contribuirebbe ad apportare nuova immagine, a promuovere ulteriore interesse e utile turismo pure per la bella area archeologica, la quale con la “Piramide dell’Amore” (fatta di pietre del posto o provenienti dai luoghi originari delle coppie) avrebbe la funzione di costituire un legame ideale tra le generazioni più lontane dell’antichità ed il futuro dei giovani. Il rito della pietra depositata dentro la piramide potrebbe, ovviamente e più opportunamente, essere celebrato anche in tutti gli altri giorni dell’anno e, specialmente in estate, potrebbe realizzarsi un evento mirato come una seconda Festa di San Valentino e come vera e propria “Festa della famiglia” o “Festa delle generazioni” con la partecipazione più estesa possibile di coppie, enti ed associazioni provenienti da ogni parte del mondo.

Da brividi.

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Oplontis, furto in casa di Poppea

In poche settimane Oplontis ha avuto più volte gli onori delle cronache, quasi a pareggiare i conti con Pompei: dopo la denuncia di Antonio Irlando sullo stato di salute degli affreschi delle ville romane, divorati dalle muffe, nei primi mesi di gennaio un funzionario della soprintendenza è stato azzannato alla gamba da uno dei tanti cani randagi che negli scavi trovano cibo e rifugio.

Pochi giorni fa dai magazzini dove giacciono ammassati i reperti di Oplontis sono stati trafugati due reperti provenienti dalla Villa di Poppea, una piccola anfora e un candelabro, già inghiottiti nel mercato illegale di reperti archeologici che non conosce crisi.

In attesa di soluzioni più strutturate, perchè non allestire le cucce dei randagi davanti all’ingresso dei magazzini? Se debitamente addestrati potrebbero custodire i reperti in modo efficace ed economico, praticamente al costo di una scatoletta al giorno. Di questi tempi ci si deve pur arrangiare.

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Colosseo, diritti e doveri

Strano Paese, il nostro. Il caso del Colosseo e del restauro affidato a Della Valle mette in rilievo l’incapacità tutta italica di analizzare con serietà i problemi, prendere delle decisioni  rispettando le leggi, dibattere senza condizionamenti ideologici.

Non c’è nessuno che sia contrario in senso assoluto ad affidare ad un privato, purchè sotto severi controlli, il restauro del monumento. Ma se qualcuno si azzarda a far notare che nell’accordo con Della Valle qualcosa di storto c’è, ecco che viene accusato di essere il solito Azzeccagarbugli e criticone, e ovviamente sarà ritenuto responsabile di ogni altro crollo si verifichi nei prossimi mesi.

Il diritto di parola, e non stiamo parlando solo dell’Antitrust, non è riconosciuto. Così adesso chi avrebbe dovuto in questi decenni occuparsi per dovere, facendo semplicemente il proprio lavoro, del Colosseo, può alzare le mani e assolversi, dicendo : “Io la soluzione l’avevo trovata, adesso se crolla sono…affari vostri”.

Un bel modo, tutto italiano, di rovesciare la realtà.

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Longola, l’occasione di cambiare strada

A volte è vero, dal letame nascono i fiori.

Scavi di Longola

Anni fa a Longola (Poggiomarino), in occasione dei lavori per la realizzazione di uno dei depuratori del fiume Sarno, dal fango è emersa una parte dell’abitato di un villaggio protostorico (fine XV sec. a. C.), costruito su isolotti ricavati nella laguna collegata all’antico percorso fluviale. Un sito che ha restituito migliaia di reperti in ceramica, metalli, osso, legno e ambra e che ha permesso l’identificazione di una popolazione di cui parlavano gli autori classici, i Sarrasti.

Iraq, Villaggio di Mash Arab, insediamento simile al sito di Longola

Un tesoro che sta per sprofondare di nuovo nel fango: lo scavo, dopo le traversie  dello scorso anno (incendio di parte dei depositi, allagamenti degli stessi dovuti all’esondazione del Sarno, guasti alle pompe idrovore rimaste a lungo senza manutenzione, vigilanza assicurata solo a singhiozzo) sarà chiuso, i reperti andranno conservati altrove, allontanati dal loro contesto.

Ieri l’ultima manifestazione, organizzata dall’associazione Terramare 3000, per ricordare che non si può vivere solo di emergenze, che Pompei è un simbolo di una politica miope (o furba?) che messa di fronte ai propri errori si difende con lo scudo delle priorità. E’ l’emblema delle decisioni prese senza un minimo di progettualità, ed è ora di cambiare strada.

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Como, per i ragazzi del liceo una dura lezione

Negli ultimi trent’anni gli studenti del Liceo Volta affacciandosi alle finestre che danno sul cortile interno hanno potuto ammirare una parte delle mura romane di Como.

Forse questo li ha ispirati, forse li ha avvicinati alla storia della città, o forse le mura sono state soltanto un particolare, più o meno importante, del loro orizzonte quotidiano. Ma quelle mura sono sempre state lì, sotto gli occhi di tutti, a comunicare un messaggio.

Como, alberi cresciuti sulle mura presso il Liceo Volta

Negli ultimi anni non ci sono stati più fondi per la manutenzione ordinaria, e in quella piccola area archeologica sono cresciuti gli alberi e si sono insediate colonie di topi. A questo punto, ammette la Soprintendenza, è meglio interrare tutto. Le mura spariranno sotto una coltre di terra, in attesa di tempi migliori.

Buon 2012.

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