Amministrazione e valorizzazione del territorio, separati in casa

Per gli innamorati in procinto di sposarsi nessun luogo è abbastanza bello per pronuciare il fatidico sì. C’è chi si svena e accende un mutuo pur di lasciare un ricordo indelebile negli invitati ad una cerimonia che, religiosa o civile che sia, è diventato un evento di portata nazionale.

Purtroppo alla mancanza di senso della misura che dilaga anche nel comune cittadino si aggiungono i colpi di genio degli amministratori locali, che offrono sempre più spesso ai futuri sposi “location”, per dirla come si usa oggi, d’eccezione: siamo partiti qualche settimana fa col Colosseo e con l’area archeologica di Paestum, ieri è toccato all’Oasi protetta di Torre Guaceto (Brindisi), dove puoi sposarti con solo mille euro con la possibilità di dotare la spiaggia, poesia poesia, anche dei bagni chimici, perchè anche nei momenti più romantici possono esserci bisogni impellenti.

Luciano Farro, il consigliere comunale di Capaccio che si è fatto portatore della proposta per l’area archeologica di Paestum, ha commentato orgoglioso:«E’ una proposta che consentirebbe agli sposi di convolare a nozze in una location di grande importanza storica e famosa in tutto il mondo. Agli sposi dovrebbe essere data anche la possibilità di scegliere in quale luogo dell’area sposarsi: nel Tempio di Nettuno, di Cerere o nella Basilica. Il nostro territorio ne ricaverebbe molteplici vantaggi: sposarsi in una location così prestigiosa comporterebbe un costo di una certa importanza e le risorse che se ne ricaverebbero si potrebbe investire in attività sia del Comune che della Soprintendenza. Si otterrebbe un grande ritorno in termini economici non solo per il Comune e la Soprintendenza, ma anche per l’intero indotto che ruota attorno all’organizzazione dei matrimoni. Inoltre una location così prestigiosa verrebbe sicuramente scelta anche da coppie famose comportando un grande ritorno in termini di promozione del territorio».

Non ha altre idee, il nostro consigliere Farro, per valorizzare il patrimonio archeologico protetto dall’Unesco, che immaginare i templi di Paestum sullo sfondo delle copertine di Chi e Visto. Per fortuna pare che queste proposte non abbiano raccolto grandi consensi, ma resta lo sconforto per la mancanza di dialogo tra il nostro patrimonio nazionale e chi lo amministra.

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Informazioni su Archeologia in rovina

Ieri facevo l'archeologa, oggi faccio un altro mestiere e sono mamma di un bambino che voglio educare al rispetto della natura e all'amore per la storia. Vedo l'Italia diventandare sempre più brutta, sciatta, volgare. Prima uscivo di casa e andavo su tutte le furie, ma la cosa finiva lì. Adesso ho deciso di farmi sentire.
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