Via Giulia, uno stretto riserbo

Capita a volte di imbattersi in interi paginoni dedicati dai principali quotidiani ai risultati degli scavi della Metro a Roma; le scoperte archeologiche giustificano i ritardi dei lavori – spesso invece dovuti a ben altri motivi – e i cittadini che subiscono il disagio per le deviazioni del traffico, il rumore e la polvere di questa faticosa città vengono ripagati con il piacere di scoprire una nuova, anzi una antica pagina di storia della Capitale. Per certi cantieri  invece, si usa lo “stretto riserbo” e si preferisce non comunicare al pubblico quanto emerge dagli scavi, spesso per evitare che il progetto venga modificato con costi elevati.

E’ forse questo il caso del cantiere aperto per la costruzione di un parcheggio sotterraneo  in Via Giulia, una delle strade più belle di Roma, all’altezza del liceo Virgilio. Il parcheggio dovrebbe rendere più vivibile e meno congestionata la zona, ma buona parte degli stessi residenti non lo vuole, perchè non farebbe che aumentare il traffico, perchè sottrae spazio al cortile del Virgilio e perchè  nessuno dei progetti selezionati – e questo non è un messaggio rassicurante –  prevede la sistemazione o la valorizzazione di eventuali reperti o strutture antiche venuti alla luce durante i lavori. Il fatto è che dei risultati delle indagini archeologiche non si sa quasi nulla, a parte una breve relazione letta dal responsabile di scavo Fedora Filippi in un convegno per specializzati ormai mesi e mesi fa.

Scavi in via Giulia. Foto SAR

La Soprintendenza ha autorizzato l’avvio del cantiere precisando che “eventuali ritrovamenti di manufatti antichi potrebbero comportare modifiche, anche sostanziali, al progetto”. I ritrovamenti ci sono stati, e probabilmente i più importanti sono i più recenti, quelli dei quali manca il diario di scavo on line, che non è aggiornato da più di un anno. Non siamo riusciti a sapere di più, eppure a seguire quanto ci dicono le fonti storiche niente di quanto è venuto alla luce può essere di poco conto: si potrebbe trattare dei resti del Trigarium, un lungo spazio attrezzato riservato alle corse delle trigae ( i carri a tre cavalli), o dei Navalia, l’antico porto militare della città. Mentre facciamo nostre le considerazioni del Professor Manacorda, docente di Metodologia e tecnica della ricerca archeologica di Roma Tre, aspettiamo che la Soprintendenza si ricordi di scioglierlo, questo riserbo.

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Ieri facevo l'archeologa, oggi faccio un altro mestiere e sono mamma di un bambino che voglio educare al rispetto della natura e all'amore per la storia. Vedo l'Italia diventandare sempre più brutta, sciatta, volgare. Prima uscivo di casa e andavo su tutte le furie, ma la cosa finiva lì. Adesso ho deciso di farmi sentire.
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