Modena, l’archeologia della libertà

A Modena si pratica l’archeologia del fare, l’archeologia della libertà: libertà di ignorare quanto emerso dai saggi preventivi, che hanno fatto tornare alla luce, nel sito dove si era deciso di realizzare un parcheggio sotterraneo, reperti di grande importanza per la storia della città.

Modena parcheggio Novi Sad, una stele rinvenuta nello scavo

Italia Nostra, rimasta sola a contrastare le scempiaggini permesse dalla Soprintendenza locale, ha fatto pochi giorni fa un esposto alla Procura per fermare i lavori del Parco Novi Sad, perchè il progetto ha previsto lo smontaggio della strada romana e degli altri reperti venuti alla luce, strappati dal loro strato per essere rimontati e ricollocati sul piano stradale, dove non possono dare fastidio, tra le rampe e gli sfiatatoi del parcheggio.

Un opuscolo propagandistico lo battezza “Novi park. Parco archeologico pensile” ma è evidentemente un banalissimo falso. Il sito del Ministero dei Beni Culturali sottolinea in modo ottuso la rilevanza storica di queste scoperte, rendendo ancora più evidente che i lavori si sarebbero dovuti fermare o che il progetto avrebbe dovuto subire modifiche sostanziali e spaccia la distruzione del sito come esempio di valorizzazione.

 

La strada romana smontata per essere "valorizzata"

Ci hanno perfino fatto una mostra, qui potete vedere cosa stanno distruggendo. Cosa altrettanto grave, la Soprintendenza sta facendo passare un messaggio distorto secondo cui l’archeologia preventiva, cioè i saggi fatti prima dei lavori per capire se vi siano dei beni archeologici da tutelare, serva invece per individuare elementi di disturbo – i reperti archeologici – che una volta stanati possono essere trasformati da testimonianze significative di un paesaggio storico ad elementi di arredo di uno squallido parchetto urbano.

La replica di Daniele Sitta, Assessore all’urbanistica della città, ricorda il modo di argomentare al quale assistiamo abitualmente in televisione: una risposta populista  e priva di qualunque aggancio alla realtà che contrassegna chi non condivide il suo punto di vista come retrogrado e oscurantista: «Quella che Italia Nostra definisce archeologia preventiva è per noi archeologia conclusiva, cioè quella che permette a tutti i cittadini di vedere i reperti che altrimenti rimarrebbero sepolti o impolverati da qualche parte come vuole Italia Nostra e non a disposizione di tutti, come invece in questo caso. Modena e i cittadini italiana devono dire grazie ad un direttore dei beni archeologici che fortunatamente la pensa diversamente da chi vorrebbe anfore e reperti a disposizioni di pochi studiosi» E ancora: “Il futuro che vorremmo contribuire a costruire è quello di una città moderna e colta, che sappia abbinare il progresso al rispetto ed alla valorizzazione del suo territorio e della sua storia. L’alternativa che ci vorrebbero imporre, invece, è quella di una realtà conservatrice, chiusa, buia, votata ad un inesorabile declino. Noi abbiamo già scelto”.

Mi ricorda qualcuno.

Informazioni su Archeologia in rovina

Ieri facevo l'archeologa, oggi faccio un altro mestiere e sono mamma di un bambino che voglio educare al rispetto della natura e all'amore per la storia. Vedo l'Italia diventandare sempre più brutta, sciatta, volgare. Prima uscivo di casa e andavo su tutte le furie, ma la cosa finiva lì. Adesso ho deciso di farmi sentire.
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3 risposte a Modena, l’archeologia della libertà

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