Piazza Armerina, il balletto infinito

E’ proprio una situazione da commediola all’italiana, quella della villa romana di Piazza Armerina, “inaugurata” ogni sei mesi e regolarmente chiusa dopo poche settimane. A lamentarsi del ridicolo balletto sono questa volta non sono solo i turisti delusi dalla pessima gestione del sito, ma Mimmo Bonifacio, rappresentante dei commercianti (30 operatori, gli impiegati di un bar, un ristorante, alberghi e b&b) dell’area archeologica, che alla quarta chiusura del sito patrimonio dell’Unesco a partire dal prossimo 2 novembre, ha deciso di far sentire la sua voce :“Abbiamo già subito tre chiusure ingiustificate, ogni volta il direttore del museo archeologico Guido Meli ci ha assicurato che sarebbe stata l’ultima chiusura per la completa realizzazione dei lavori che interessano la Villa ormai da parecchi anni, ma puntualmente i lavori non sono ultimati, e per noi è diventata ormai una situazione economicamente insopportabile.

Ricostruzione della Villa di Piazza Armerina

L’ultima chiusura, quella della scorsa stagione invernale, aveva portato in aprile alla inaugurazione della basilica laica, ma anche questi lavori non sono completi. Dopo ogni inaugurazione ufficiale si scoprono nuovi problemi strutturali e l’incompletezza dei lavori.” E’ chiaro che i restauri richiedono tempo e devono essere fatti secondo le regole, ma sarebbe bello che si rinunciasse alle dichiarazioni ad effetto e si fosse più onesti con i visitatori e con chi,  sulla villa, ci campa. Qui le ultime parole famose pronunciate dal Commissario per la valorizzazione della villa, Vittorio Sgarbi alla fine di giugno: “A marzo del 2011 gli interventi saranno finiti e l’area riaperta”.

Informazioni su Archeologia in rovina

Ieri facevo l'archeologa, oggi faccio un altro mestiere e sono mamma di un bambino che voglio educare al rispetto della natura e all'amore per la storia. Vedo l'Italia diventandare sempre più brutta, sciatta, volgare. Prima uscivo di casa e andavo su tutte le furie, ma la cosa finiva lì. Adesso ho deciso di farmi sentire.
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