Regione Siciliana, porte aperte ai tombaroli

Un interessante articolo di pochi giorni fa ci ricorda un protocollo d’intesa siglato nel 2005 da Antonino Cuffaro, allora Presidente della Regione Siciliana, il Comando dei Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale (TPC), l’Assessorato ai BB.CC. e quello per l’Agricoltura; l’obiettivo era monitorare i beni archeologici siciliani lontani dai centri urbani, nascosti nei boschi e nelle campagne, magari soltanto mappati e mai scavati, per proteggerli da scavi clandestini e danneggiamenti. Le mappe tematiche delle aree sottoposte a vincolo hanno fornito una base per il controllo capillare del territorio al Corpo Forestale, naturalmente più presente sul territorio, che avrebbe dovuto segnalare a Carabinieri e Soprintendenze ogni notizia utile per la tutela dei beni archeologici. Pare invece che dal Corpo Forestale non sia giunta in questi anni alcuna segnalazione.

Reperti trafugati da scavi clandestini

I tombaroli continuano a fare man bassa  in Sicilia e si trovano a disposizione, come lo stesso protocollo ricorda, 6500 beni culturali isolati al di fuori dei centri urbani, molti dei quali in aree boschive demaniali. L’ultimo rapporto dei Carabinieri parla chiaro: i beni archeologici recuperati nel 2010 sono 2.193. “Il dato numerico relativo ai reperti archeologici recuperati è sintomatico di una situazione endemica di saccheggio dei siti archeologici siciliani, da parte di tombaroli, che difficilmente può avere riscontro attraverso le segnalazioni e le denunce di simili tipologie di reato (scavo clandestino). Le segnalazioni di scavo clandestino nei siti archeologici siciliani, pervenute al Nucleo CC TPC da tutte le soprintendenze dell’isola, relativamente al 2010, sono state 15 a fronte delle 25 del 2009 e del 2008“. A voler essere ottimisti c’è da pensare che i siti  scavati illegalmente, ma per  i quali non ci sono segnalazioni o denunce, siano almeno il doppio. Ci aspetteremmo che il Dipartimento Beni Culturali facesse qualcosa di concreto per difendere ciò che resta – almeno sotto terra – dell’identità siciliana, oltre che parlare di tolleranza zero per i clandestini. Se il protocollo funzionasse a dovere si avrebbero maggiori possibilità di prevenire i furti, la dispersione dei reperti, la distruzione della storia.

Informazioni su Archeologia in rovina

Ieri facevo l'archeologa, oggi faccio un altro mestiere e sono mamma di un bambino che voglio educare al rispetto della natura e all'amore per la storia. Vedo l'Italia diventandare sempre più brutta, sciatta, volgare. Prima uscivo di casa e andavo su tutte le furie, ma la cosa finiva lì. Adesso ho deciso di farmi sentire.
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