E meno male che Cales è risorta

Se non ci fosse di mezzo anche la camorra, a sentir parlare dell’antica Cales come di “Calvi risorta” ci sarebbe proprio da ridere. Già più di un anno fa l’omonimo l’ufficio archeologico distaccato dalla Soprintendenza provinciale di Caserta era costretto a tentare la fortuna con un gratta e vinci per riuscire ad acquistare materiale da cancelleria. Il massimo della comicità lo ha raggiunto il sottosegretario alle Finanze Nicola Cosentino, che ha affermato perentorio: «Gradualmente, ma in maniera decisa, porteremo a Calvi Risorta un sistema di commissariamento e gestione del parco archeologico come quello di Pompei; parallelamente è nostra responsabilità blindare la zona, ormai divenuta un market per i tombaroli e per la committenza illegale di opere d’arte». Già la parola commissariamento fa tremare i polsi, se poi si cerca il confronto con Pompei allora c’è poco da stare tranquilli. Negli anni passati l’antica Cales infatti ha subito dei veri e propri assalti:

  • 1997 rubate alcune colonne di un tempio
  • 1995 saccheggiata una piccola necropoli tardo antica
  • 2007 da uno scavo clandestino nel teatro vengono trafugati numerosi reperti
  • 2009 viene distrutta la recinzione degli scavi

 

La recinzione degli scavi

A più di un anno dalla dichiarazione di intenti della Soprintendenza e di Cosentino un articolo del Corriere del Mezzogiorno di pochi giorni fa, con tanto di video e foto, dimostra che Cales sprofonda nell’indifferenza, nei rifiuti, nell’abbandono.

 

 

Reperti abbandonati dai tombaroli

Le sole attenzioni Cales le riceve dai tombaroli ai quali la camorra  commissiona i furti di reperti da immettere nel mercato clandestino. Cosentino, pensaci tu.

 

Informazioni su Archeologia in rovina

Ieri facevo l'archeologa, oggi faccio un altro mestiere e sono mamma di un bambino che voglio educare al rispetto della natura e all'amore per la storia. Vedo l'Italia diventandare sempre più brutta, sciatta, volgare. Prima uscivo di casa e andavo su tutte le furie, ma la cosa finiva lì. Adesso ho deciso di farmi sentire.
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