Pochi giorni fa la Repubblica di Palermo ha denunciato lo stato di degrado in cui versano le Grotte dell’Addaura, sulle cui pareti figure umane, bovini, cervi e cavalli incisi 12 mila anni fa riproducono momenti di vita lontanissimi nel tempo eppure ancora avvincenti e unici.

Graffiti - Grotte dell'Addaura (PA)
Dal 2004 per ammirare questi graffiti tocca aprire un libro, perchè i cancelli che danno accesso alle grotte sono sbarrati; la Soprintendenza non ha i soldi per la manutenzione del sito, a rischio crollo, ma ciò non ha impedito a qualche genio dell’arte contemporanea di sfregiare con lo spray quelle figure e agli scalatori della domenica di piantare chiodi e picchetti sulle pareti esterne delle grotte.
In una città come Palermo è stato purtroppo facile abituarsi a quei cancelli chiusi e ci è voluta una delegazione di studiosi stranieri ansiosi di visitare il sito per ricordare a tutti che da anni è chiuso al pubblico. Quello che non ci si aspettava è che fosse in questo stato.
Impossibile dar torto a Roberto Alajmo che commenta così questo ennesimo caso di noncuranza italica: “Forse la verità è che non siamo degni…Forse sarebbe meglio murarla del tutto. Mascherare l´ingresso e cancellarne le tracce….fra qualche anno nessuno si ricorderà più della grotta dell´Addaura. Certo, ci saranno le riproduzioni sui libri. Ma nessuno sarà in grado di localizzarla. La tutela, a quel punto, sarà integrale. Possiamo solo sperare che la grotta venga riscoperta fra qualche secolo, da una civiltà migliore, capace di valorizzare le proprie ricchezze culturali.”